Secondo la meccanica classica il primo principio della dinamica dice che:
Un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, finché una forza non agisce su di esso
Cosa c’entra questo con le dinamiche proprie del lavoro? In pratica, nella mia esperienza, trovo che i sistemi di lavoro siano simili ai corpi fisici, anche questi per cambiare il proprio stato iniziale hanno bisogno di una forza che agisca su di esso; maggiore è il cambiamento voluto maggiore è la forza che si deve applicare.
Può sembrare una banalità, lo ammetto, ma questa banalità si scontra con un altro principio e cioè che ogni corpo tende a tornare nel proprio stato di equilibrio stabile, pensate a una piramide a base triangolare, se poggia su una base è in equilibrio stabile, se voglio girarla però devo applicare una forza e fino a un certo punto se la lascio quella torna bel bella nella sua posizione originale devo applicare una forza tale che permetta alla piramide anche una volta lasciata vada nell’equilibrio da me voluto.
Più è grande o pesante la piramide e maggiore sarà la forza che dovrò applicare. Uguale identico a un contesto lavorativo se voglio applicare un cambiamento dovrò applicare una forza finché il sistema stesso non tenderà al nuovo stato di equilibrio. Inoltre il sistema si opporrà pure.
Una faticaccia? Forse sì, ma di solito ne vale la pena, anche solo sapere di averci provato
Lorenzo Ferri

Lo avete mai sentito questo modo di dire? Non me ne vogliano gli animalisti, questo è un modo per dire che i grandi problemi vanno affrontati un pezzo alla volta.
Mi ricordo che qualche anno fa vennero da me in azienda dei consulenti per affrontare una problematica. Fecero la riunione con tutto il management e la cosa che più mi rimase impressa fu questo modo di dire, perché ben esemplifica un metodo di lavoro efficace.
Se guardiamo il problema nella sua interezza a chiunque tremerebbero i polsi, per chiunque sembrerebbe impossibile. Riduciamolo in fette, creiamo un atlante che colleghi una fetta all’altra e iniziamo a risolvere ogni problema più piccolo che affrontiamo, ma ricordiamoci dell’elefante iniziale alla fine la visione d’insieme deve rimanere tale.
Il metodo lo trovo efficace e geniale nella semplicità della sua enunciazione.
È proprio così che vorrei fare ogni volta, anche se, lo ammetto, non sempre riesco alla prima di solito quando vedo l’elefante un primo momento di sconforto ce l’ho e anche io penso che non riuscirò mai a mangiarlo (nonostante pesi più di un quintale io stesso) ma poi, piano piano inizio ad affettarlo e a vedere che in fondo un po’ per volta lo si può mangiare e anzi se ci prendo gusto lo consumo molto rapidamente.
Facciamo quindi così, assaggiamolo e continuiamo ad affettare e mangiare.
Un po’ per volta e apprezziamo ogni passo che facciamo, arriveremo a finirlo prima di essercene accorti.
Lorenzo Ferri

Ma lo scout bene o male equipaggiato; questo lo diceva il fondatore del movimento scout mondiale oltre un secolo fa.

Credo che sia vero anche per le questioni aziendali. Ci sono le traversie ma se si è ben equipaggiati nella maggioranza dei casi dovremmo riuscire a districarci. Certo se viene una tempesta tropicale magari mi bagnerò lo stesso ma potrei avere un cambio asciutto quando la tempesta finirà.

Fuor di metafora credo che questa sia la parte più complessa di quando si inizia una nuova sfida, cercare di essere preparati, non a tutto perché p impossibile, ma avere gli strumenti per affrontare alcune casistiche e avere la flessibilità per poter adattare i propri strumenti e le proprie competenze a casi più specifici.

Sono cosciente che a dirlo o a scriverlo siamo capaci tutti, ma nella vita di ogni giorno bastano piccole accortezze su cose semplici per poi abituare noi stessi ad essere pronti alle evenienze.

Vi faccio un esempio semplice e sciocco, ognuno di noi quando esce di casa prende il cellulare e quasi tutti pensiamo alla batteria, almeno io sì e dipende da dove vado cerco di organizzarmi. Se viaggio in treno ho il carica batterie con la spina, se viaggio in macchina o il carica batterie attaccato all’accendi sigari se devo cambiare molti mezzi ho una power unit esterna, cose che tutti abbiamo. Ecco la stessa cosa va fatta quando andiamo da un cliente o incontriamo qualcuno o progettiamo un nuovo lavoro; come pensiamo al viaggio dobbiamo pensare alle nostre attività.

Se poi succede qualcosa di imponderabile?

Io almeno improvviso, però ero partito preparato a diverse situazioni possibili

Lorenzo Ferri.